|
Critica
|
|
|
|
|
|
|
SCRISSI CIO' NEL 1994, TROPPO PRESTO
Una frenesia nell'operare che deriva dal timore, dalla paura di morire prima del tempo (quale tempo poi?).
La paura di divenire cieco che spinge la mano al gesto marcato, veloce, incontrollato a volte, un gesto che risulta istintivo in sé, ma che fa parte di un progetto preciso nell'essenza.
E' così la mia, se è lecito definirla tale, arte. Paure inconsce, consce, a volte sogni, sempre tensione.
Tutto ciò estrapolato dal "me stesso" per poter vivere in equilibrio, in armonia.
Per quano riguarda la tecnica, che posso dire, in fondo son solo tele sporcate con gran perdita di tempo.
Alla base di ciò erano e sono il dramma della precarietà umana e l'angoscia del sapersi finiti in tutto e per tutto.
Un sentire comune che porta alcuni al suicidio, altri al voler lasciare una traccia di sé per i futuri, altri all'incubo, spesso puramente onirico però a volte reale, altri a vane illusioni e, forse peggio, all'autoingannarsi in fedi e ideologie.
Scrissi ciò nell' anno 1994.
Stefano Wulf .
MAI AVUTO CARIE IN VITA MIA!
In occasione di una scorsa mostra un mio amico, dopo aver visto le tele che avevo deciso d'esporre in quella collettiva, mi disse:" ma cosa fai ai colori?".
Continuammo così a parlare per un po', discutendo sulle tecniche da me adottate.
Passati circa cinque mesi, mi tornò in mente quel breve dialogo. Riproposi allora a me stesso quel quesito:" ma cosa faccio ai colori?". Per alcuni giorni, in realtà per motivi che non riguardavano strettamente la mia pittura, mi rimbalzò in testa come una pallina da ping-pong, impazzita sotto i colpi di due nipponici giocatori incalliti, questo pensiero:" forse devo smetterla, devo smettere di violentare i colori e lasciarli in pace nei loro comodi e tranquilli tubetti metallici nella trepida attesa di un' altra mano più degna e capace".
Sì, ero proprio convinto che la mia pittura , per varie sue caratteristiche, fosse violenza contro i colori, proprio materialmente intesi: quelle paste e creme più o meno puzzolenti. Mi avrebbero mai perdonato, sarebbero mai riusciti a non odiarmi per averli sottratti a destini migliori?
La questione aveva diverse sfumature: il terra di Siena si sarebbe pacificato con me anche se lo avevo piazzato a formare il corpo di uno squallido pensatore aerofago invece che il tetto d'una baita carnica?
E il verde smeraldo mi avrebbe mai perdonato, pur essendo condannato per sempre entro delle membra non certo da silhouette d' una non ben precisata figura umana scampante a degli avidi tentacoli della pazzia?
La faccenda era seria. Per un certo periodo mi astenni da spatola e pennello. Era giusto, pensai, lasciar loro le possibilità più appetibili: paesaggi idilliaci, tranquillizzanti nature morte, astratte geometrie e pacate prospettive.
Un giorno, però, bussò alla mia porta una croce verde, un verdino erba fresca che campeggiava sulla fiancata bianca d'un furgone a sirene lampeggianti, azzurre. Erano loro, era forse giunto il giorno della vendetta? Non mi ero pentito in tempo? Non avevo smesso in tempo?
AIUTO, MI PORTANO VIA !
Per fortuna era solo un sogno. Però mi fece capire una cosa importantissima: è meglio violentare i colori che se stessi. Ora posso solo concludere con una frase che mi riempie d'orgoglio e mi fa continuare su una strada pittorica spesso difficoltosa per vari motivi:
MAI AVUTO CARIE IN VITA MIA !
Scrissi ciò nel 1996.
Stefano Wulf.
HO SBAGLIATO TUTTO!
Ho sbagliato tutto, mi sono lasciato trascinare dalle obiezioni, dalle critiche, dai discorsi che molte altre persone hanno rivolto al nostro gruppo dopo la lettura del manifesto artistico e culturale "ESPRESSIONE EST".
Ho iniziato subito a dissertare sui termini storia, politica, sui termini che più hanno infastidito o incuriosito una volta posti in relazione con la parola arte.
Ho lavorato per cercare con voi una concordanza semantica e ho errato nella scelta del punto di partenza.
Ho tralasciato la discussione sulla parola più importante, sulla parola ARTE, sul primo termine dei nostri enunciati programmatici, sul termine costante. Eppure seme della discussione era proprio lì, all'inizio, la riga che dava e dà il via al nostro manifesto, le prime quattro parole: ARTE COME ESPRESSIONE DELL' IO...
Oggi si ricomincia da qui!
Il processo di alienazione che risulta alla base di ciò di cui oggi, qui e ora, voi usufruite, alla fine è descrivibile, da parte mia, solo con queste parole: tormento intellettuale, tormento morale, tormento politico; tutto ciò concomitante nella tragedia espressiva che dilaga in ogni mio tentativo di reificazione artistica.
Scrissi ciò nell'anno 1996.
Stefano Wulf.
"Mi è sempre piaciuto dipingere, fin da bambino": cazzata!
"Mi è sempre piaciuto dipingere, fin da bambino": cazzata!
In realtà i miei primi quadri e disegni risalgono al 1990. Quelli veri al 1992, anno in cui ho iniziato effettivamente a vivere pensando.
Questo perché è impossibile dipingere e disegnare senza saper pensare. Realizzare qualcosa su una superficie piana applicandoci sopra del materiale significa -in termini quotidiani- "dipingere".
Anche gli imbianchini e i carrozzieri dipingono. Anche chi copia quadri e fotografie dipinge. E anche pensa! Ma i loro pensieri non sono, nella stragrande maggioranza dei casi, pensieri autonomi e originali. La cosa più importante non è il risultato finale. La cosa più importante è invece la precisa sequenza di pensieri, emozioni e azioni nella data scansione temporale. La sequenza che ha portato ad un certo "quadro", ad un certo oggetto che rientra nella categoria "disegno-pittura". Qualcuno direbbe il processo creativo. A questo punto l'unico modo per una persona per capire il dipingere realizzato con strumenti "classici e accademici" (dal pennello allo spray) è farlo da sè alla luce di un pensiero autonomo.Stefano Wulf.
Scrissi ciò in data imprecisata.
Stefano Wulf
CRITICA pillole biografiche
Diverse pubblicazioni
Italia, 1992 - corrente anno.
home/indice/. /criticaita . criticaeng . criticafur /CRITICApillolebiografiche