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La poesia ribelle de l'Arlef

Sulla poesia di Andrea Muzzatti

La Società del Gas di Vincenzo Sarcinelli

Vignette: a voi benedire o maledire

1915: Diario di guerra sul fronte orientale

 

CRITICA
CRITIC
CRITIC

 






LA POESIA RIBELLE de L'Arlêf.


L'Arlêf (Il Discepolo) è l'autore friulano, udinese, di un accattivante volume di poesie stampato nel capoluogo friulano nel mese di marzo 2002. Si tratta di testi in friulano con testo italiano a fronte (a volte viceversa), conditi con qualche sprazzo di inglese.
L'Arlêf ha deciso di rimanere anonimo e ha motivato questa scelta, leggiamo nell'introduzione, per la sensibiltà e la riservatezza sue proprie. Ma la pubblicazione di per sé rivela che queste due caratteristiche (tipicamente friulane negli artisti, e a volte deleterie) non vincono la necessità e il desiderio del confronto con i lettori.
Sempre dall'introduzione sappiamo che la raccolta contiene versi e poesie composti nell'arco di 10 anni. Inoltre lo scorrere di questi 10 anni ha accompagnato da un lato la stesura di un diario -o meglio di una specie di libro di bordo- e da un lato il recuperare le vere marilenghe: il friulano dei nonni, forse dei genitori, perduto durante l'infanzia e l'adolescenza.
Dietro una copertina dagli effetti cromatici marmorizzati (venature rosse, blu e nere) si nascondono più di cento componimenti, con una certa prevalenza di quartine. Questi rivelano da subito una stesura diversificata e a volte temporalmente molto distante. Dalla lettura si ricevono molteplici spunti e si sperimentano alcune sintonie emotive, ma le preferenze personali d'ognuno di noi possono cadere su passaggi e immagini diversi. Se poi, sul piano di certe tematiche sociali e politiche affrontate dall'Arlêf in questi testi, vi può essere una consonanza di visioni, ciò non può e non deve influire sul giudizio critico, né in positivo né in negativo.
Quindi ad una analisi più attenta e letterariamente critica, nel volume possiamo individuare tre o quattro momenti stilistici differenziati, o meglio tre o quattro fulcri attorno i quali si organizza la scrittura dell'autore. Senza addentrarsi oltre, si può affermare che L'Arlêf delle prime pagine -ancora pregne di un io lirico-esistenziale alle prese con tematiche di tipo sentimental-amoroso che ci fanno immaginare un periodo adolescenziale- non è sicuramente L'Arlêf di alcune quartine che a partire circa dalla seconda parte della raccolta ci parlano in termini collettivi e impersonali. Il linguaggio semplice, lineare, prosastico rivela la natura quasi di appunto e di riflessione diaristica di questa pubblicazione.
Piacevole è ritrovare dei frammenti e dei passaggi che ci fanno entrare in un piano più prettamente poetico, portando così testimonianza del fatto che è riduttivo vedere nell'"andare a capo arbitrariamente" l'unico elemento che differenzia la poesia contemporanea da scritture di altro genere e tipo.
Personalmente ho trovato alcuni di questi passaggi nelle poesie "Il cjurviel bruse", "...a è la lote darwiniane", "Barieris architetonichis cuintri" (tutte a pagina 49), "Lascio il vuoto per andare nel mio niente" (pag.91). Geniale è "2 lenghis", identica nella versione in friulano e in italiano (pag.71). Sicuramente i versi più apprezzati: "Dovevo spaccare il mondo/e mi sono spezzato come un rametto ghiacciato di novembre." (pag.71).
Nella scrittura dall'Arlêf abbiamo riscontrato alcuni spunti legati alla beat generation USA, alcune svolte epiche che ricordano atmosfere dei Nomadi, qualche buona dose di Bukowski e, certamente, dei nuclei originali da parte dell'autore, ma questi ultimi a volte ancora troppo sorretti esclusivamente dall'essere parte del vissuto effettivo di chi si nasconde dietro la pubblicazione.
A questo punto ci aspettiamo dall'autore delle future prove con cui potrà limare e affinare il suo lavoro, senza avere paura di dedicarsi espressamente e integralmente alla "cosa lingua", poiché come diceva Giovanni Giudici "Nella sua ricerca di conoscenza, di verità, di bellezza e nella sua lotta contro i loro travestimenti mistificati la letteratura è politica essa stessa".
In sintesi per L'Arlêf le premesse paiono buone.

Stefano Wulf, Udine 2002.
(Pubblicata sul settimanale IL NUOVO FRIULI).




 

 

Ho incontrato la scrittura di Andrea Muzzatti nel 1999.
Nell'autunno di quell'anno mi trovavo impegnato nello strano ruolo di docente e organizzatore di un laboratorio di lettura critica e di scrittura creativa realizzato dal C.d.S.A. Espressione Est di Udine per conto del comune del capoluogo friulano. Strano ruolo perché è difficile insegnare la creatività, al massimo si possono fornire gli strumenti per gestirla al meglio. Ad ogni modo, frutto di quel laboratorio -fra le altre cose- fu l'inserimento di alcune delle poesie di Andrea Muzzatti nell'antologia TRIP giovani scrittori/scriventi in Friuli.
Decisi allora di aprire la sezione poesia proprio con i suoi versi. Quella scelta era dettata dall'economia complessiva dell'opera, ma c'era dell'altro. Queste poesie che si distanziavano da tutte le altre andavano poste o a capo o in coda della sezione.
Insomma, la poesia di Andrea faceva problema (è un punto di merito). Leggevo e mi venivano in mente diverse cose. Dal futurismo a Zanzotto, e… …stop, meglio la sintesi, sarò più diretto: un casino. Poi capii una cosa che ha trovato piena conferma con la lettura delle bozze di questa raccolta. Nella stragrande maggioranza delle poesie di Andrea Muzzatti troviamo quella che definirei la simmetrica forza centripeta del verbo. Una serie di parole con interpunzione scarna, un campo di plurisignificanza che si dilata progressivamente e quando il lettore non può più reggere questa deflagrazione ecco che il verbo (in genere infinito, indicativo, participio presenti) annoda il tutto, fornisce la cornice, ricuce lo strappo col lettore. Una volta che si scardina il segreto dei versi di questo autore friulano, tutto appare più chiaro.
Ed ecco che alcune poesie che risultavano distanziarsi dalla linea rossa dell'intera raccolta appaiono come punti di snodo, di pausa o di accelerazione nel costante meccanismo strutturante della scrittura in versi dell'autore. E le tematiche (esistenziali, religiose, ribelli) divengono infine un elemento di secondo piano. Se vogliamo proprio un "ismo" per catalogare la scrittura in versi pubblicata in questa raccolta, potremmo coniare un ossimoro: ermetikespressionismo. Ma questi sono i giochetti che piacciono ai critici. Chiudo con una istruzione per l'uso: la poesia di Andrea Muzzatti va letta, ovviamente in solitaria, al massimo in due… …ma soprattutto va letta, perché l'ascolto e la declamazione poco si addicono a questi testi. Infatti il loro punto di spessore è certamente la reazione psicoemotiva generata nella lettura mentale dalla simmetrica forza centripeta del verbo. Attendo comunque smentite.

Stefano Wulf, Udine agosto 2002



 


 

 

LA SOCIETA' DEL GAS di Vincenzo Sarcinelli

29 giugno 2001, circolo Pabitele, Udine. Presentazione critica, a cui è seguito un happening musicalletterario e un dibattito fra auditorio, autore e presentatore.


Buonasera a tutti, sono Stefano Wulf e sono stato chiamato dall'autore che presentiamo questa sera a fare una delle cose a mio parere più difficili: parlare di un libro a persone che per forza di cose non lo hanno, in genere, ancora letto.
Ma prima di cominciare a parlarvi della recente pubblicazione di Vincenzo Sarcinelli, LA SOCIETA' DEL GAS E ALTRI RACCONTI, vi ringrazio per la vostra presenza e, a nome del Circolo di Studi Artistici&Sociali Espressione Est di Udine come a nome di Vincenzo, ringrazio gli amici del Circolo Pabitele per l'ospitalità concessa.
Passiamo quindi al lavoro di recente pubblicazione di Vincenzo Sarcinelli. Per iniziare vi leggerò alcune righe conclusive del racconto LA MONGOLFIERA -uno dei racconti che compongono questa raccolta-.


…Quando Gianni alzò gli occhi dallo strumento provò a chiamarlo, ma l'altro non rispose.
Allora gli si avvicinò e lo prese per una spalla.
Nessuna reazione.
614 metri.
Gianni urlò:"Dino, abbiamo quaranta secondi".
Stavano piombando al suolo e lui pareva tranquillamente distratto.
Poi parlò piano, trascinando le parole:"Sì, sto solo pensando…"disse guardando sempre fuori.
"A cosa?"
"Al perché stiamo precipitando".
"E' importante, oramai?"
"Sì! Precipitiamo perché la mongolfiera non ci sostiene più. Ci rende pesanti e ci fa cadere".
"Dino, abbiamo 25 secondi".
"Ci resta solo una possibilità per salvarci: dobbiamo buttarci."
"Cosa?".

Gianni pensò che il suo amico era già precipitato, ma Dino ora si girò verso Gianni e riprese a parlare velocemente, con lo sguardo lucido e gli occhi sicuri: "Dobbiamo saltare anche noi, Gianni! Dobbiamo abbandonare la mongolfiera!"
"E cosa cambia? Soltanto moriremo un po' prima". 11 secondi.
"Ma non capisci, è la mongolfiera la nostra zavorra!" -prese l'amico per le braccia e ripetè:"Dobbiamo andare Gianni, coraggio".
Salirono a cavallo della balaustra e si tuffarono insieme.



La storia, in questo caso, ha una trama molto semplice: due amici che fanno un giro in mongolfiera. Iniziano a precipitare, la situazione si fa sempre più drammatica, gettano tutto ciò che fa zavorra per rallentare la loro caduta verso -forse- la sicura morte. Alla fine Dino, uno dei due protagonisti, in un lucido delirio razionale, quasi socraticamente strutturato, arriva alla conclusione paradossale e dice all'amico: "Ma non capisci, è la mongolfiera la nostra zavorra!".
Detto questo, logica vuole che i due si buttino fuori dall'abitacolo della mongolfiera che sta precipitando. "Salirono a cavallo della balaustra e si tuffarono insieme.".
La scrittura di Vincenzo Sarcinelli -o meglio la sua capacità narrativa- fa sì che l'autore riesca a far fare al lettore il salto dalla balaustra, lo stesso salto dalla balaustra che Dino riesce a far fare a Gianni, l'amico con cui sta precipitando. Ovviamente il salto in questo caso non riguarda un momento ed una situazione così drammatici, però riguarda una cosa molto importante: il confine fra la realtà fattuale e la realtà ideativo-fantastica. Leggendo le narrazioni contenute ne LA SOCIETA' DEL GAS e altri racconti noi lettori siamo spinti -come se fossimo catturati da una capacità ipnotica della scrittura di Sarcinelli- a fare un salto oltre il confine che divide la sfera quotidiana, pragmatica, razionale, abitudinaria del reale dalla sfera del misterioso, del magico, dell'inesplorato... …anch'esso comunque in qualche modo reale perché immaginabile.
E non parliamo qui del magico e del misterioso in termini esoterici o gotici, non siamo di fronte al misterioso o al magico considerati alla luce di un Poe, di un Lovecraft, o anche -in modo diverso- di un Umberto Eco narratore.
Ci ritroviamo piuttosto di fronte ad una scrittura -quella di Sarcinelli- in cui forte è il richiamo di un filone internazionale che tocca Kafka, si immerge in Buzzati e si struttura su Borges e per suo tramite su tutto il cosiddetto "realismo magico" della letteratura ispanica, soprattutto ispanoamericana.
Lo stesso autore aggiunge fra le sue letture preferite un Flaiano o un Marquez. Sì, è inevitabile citare nomi, linee di appartenenza, modelli più o meno studiati e letti. Questo perché -vista la giovane età dell'autore e visto che ci troviamo di fronte alla sua prima pubblicazione personale- come presentatore mi sento costretto a darvi qualche input, a trovare qualche elemento di contatto e di condivisione per instaurare una comunicazione.
Ma questo non vuol dire che noi ci troviamo di fronte ad un emulo di Borges o di Buzzati. Infatti la scrittura di Vincenzo Sarcinelli trova in alcuni elementi una forte originalità: si tratta di certi elementi stilistici e dell'ideazione della trama.
E' una scrittura equilibrata, meno barocca e ricercata di altre e allo stesso tempo più complessa e limata di altre ancora.
Vincenzo Sarcinelli ci coinvolge e ci porta dentro i suoi paradossi realistico-magici con una pacatezza e una classicità disarmanti. Dopo poche righe siamo catturati da una specie di capacità ipnotica di cui non comprendiamo immediatamente l'origine. La vicenda inizia normalmente… …il linguaggio è normale, quotidiano, sentito, usuale. Ma ecco che dopo poco Sarcinelli inserisce nella trama qualche avvenimento, qualche indizio, qualche parola che iniziano a trasfigurare lo spazio e il tempo in cui è collocata l'azione narrata.
E noi lettori ce ne accorgiamo -di solito- troppo tardi, per arrivare così al climax finale della narrazione e riscoprirci a tratti ingannati, a tratti affascinati, a tratti protagonisti potenziali di vicende paradossali eppure realistiche. La colonna portante di questo processo risulta la trama. E questo elemento è insieme causa e conseguenza del fatto che Vincenzo Sarcinelli scriva racconti brevi. Racconti brevi che trovano un robusto scheletro nella trama avvincente e spiazzante.
L'autore vuole far risaltare il momento dell'ideazione drammatica e per questo non si concede lo spazio descrittivo e il respiro dati da un romanzo o da una novella.
La sfida che Vincenzo Sarcinelli affronta con la sua scrittura consiste nel voler farci entrare nella sua realtà "magica e realistica" nel giro di poche pagine.
Ed è una sfida che l'autore si autopone con serietà e coraggio e in gran parte dei casi - a parer mio e di molti altri che hanno avuto occasione di leggere questi lavori- si tratta di una sfida con esito vittorioso per Vincenzo Sarcinelli. Potrei dire che fra i racconti che troviamo nella raccolta LA SOCIETA' DEL GAS la mia personale preferenza cade su certi titoli: LA MONGOLFIERA -già citato all'inizio del mio intervento-; UNA GOCCIA D'ACQUA NESSUNO LA VEDE, con cui Vincenzo Sarcinelli riesce a trasformare un prato fra i tanti delle colline friulane in uno dei luoghi in cui avviene qualcosa di misterioso e irrisolvibile, e infine LA MIA CITTA', che dà ambientazione, con un pizzico di critica e ironia, ad una vicenda paradossale in un luogo che a noi tutti è familiare, luogo il cui nome inizia per U e finisce per E.
Ma queste sono preferenze personali, molto arbitrarie, più arbitrarie ancora di questa presentazione. Posso solo concludere dicendo che aspetto smentite o conferme da voi come futuri attenti lettori de LA SOCIETA' DEL GAS E ALTRI RACCONTI di Vincenzo Sarcinelli.
Ed ora, un piccolo assaggio della scrittura del nostro autore grazie alla voce di Gregorio Grasselli, accompagnata dal sax di Federico Missio. Grazie dell'attenzione e buon ascolto.

 

Stefano Wulf, 2001.

 






VIGNETTE: A VOI BENEDIRE O MALEDIRE
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Stefano Disegni e Massimo Caviglia... ...se tra voi lettori ci fosse un divoratore, anche occasionale, di riviste di satira politica, fin dal nome degli autori questo signore risulterebbe meravigliato o quantomeno perplesso.

Come? Anche nel bel mezzo delle pagine che di solito ospitano recensioni di saggi, libri di narrativa e di poesia, di storia dell' arte e di storiografia sono riusciti a mettere il naso i due terribili DISEGNI&CAVIGLIA.

Certo, ancora nell'ambito libraceo ci muoviamo, però questa volta ci sono di mezzo i fumetti.

Quante persone risulteranno infastidite da questa intrusione?
Irrilevante.

Sempre di un mezzo di comunicazione si tratta e forse uno tra i preferiti degli italiani.

Di fumetti parliamo, in libro, una raccolta di strisce.

Inoltre parliamo di fumetti che come minimo si meritano l'appello di "espressionisti".

Nel senso che certamente sono di una carica comunicativa inequivocabile: nessun lirismo grafico, segno crudo (quasi congelato per quanto risulta tagliente), testo senza mezzi termini.

Se poi volgiamo l'attenzione ai protagonisti delle vignette, non resta che rassegnarsi e abbandonarsi a delle catartiche risate.

Ci sono proprio tutti: da Fini a Bertinotti, dal Papa a Pannella.

Il grande circo della politica italiana, l'armata Brancaleone nazionale con i suoi componenti alle prese con problemi esistenziali e personali, a volte fisiologici, e questioni politiche e pubbliche.

Tutti con un occhio sempre gettato dietro la schiena onde evitare l'uccello padùlo, mandato in giro dal pool di mani pulite, al fine di consegnare avvisi di garanzia volando a razzo all' altezza del... ...beh, fateci voi la rima, con padùlo.

Certo, a volte alcune battute sembrano ripetitive, eppure la colpa non è degli autori: sono due anni che ormai i fatti politici del nostro paese si muovono sempre sulle medesime frequenze e intorno alle stesse tematiche.

La cosa interessante è che ,leggendo le pagine della raccolta con un po' di calma e di attenzione, alla fine ci si accorge di essere riusciti a capire i giri di valzer acrobatico dei nostri politici con maggior chiarezza rispetto a chi raccoglie e studia quotidianamente dati, interventi, interviste, editoriali, prese di posizione etc. etc.

In definitiva è un testo che consiglio a persone dotate di buon senso a tal punto da sapersi contenere e leggerlo solo lontano dai pasti.

Stefano Disegni, Massimo Caviglia. OCCHIO PER OCCHIO. Universale economica Feltrinelli, maggio 1995. Prezzo: comunque conveniente.

Stefano Wulf.







1915:DIARIO DI GUERRA SUL FRONTE ORIENTALE.

Delineiamo, sapendo bene di essere riduttivi, la figura dell'autore: Giani Stuparich, volontario triestino, insieme al fratello Carlo, con l'esercito italiano durante la Guerra del '15-'18, scrittore e collaboratore de "La Voce", importante rivista letteraria, culturale e politica della prima metà del nostro secolo.

Iniziare una recensione con delle note biografiche di questo genere appare spesso pedante, da accademico; questa volta, però, trova il suo senso nella natura stessa del testo presentato.

Infatti la "Guerra del '15" è un vero e proprio diario e come tale lo si può apprezzare e capire davvero solamente se si conoscono alcune informazioni sulla vita da cui è scaturito.

Ad esempio sapere che l'autore combatte come volontario triestino contro gli austriaci ci permette di capire alcune riflessioni e alcuni timori riportati nelle "...annotazioni fatte sul momento, di giorno in giorno, anzi d'ora in ora,...", come definisce il suo lavoro lo stesso Stuparich in una nota introduttiva. Timori e angosce derivanti dall' essere cittadino dell'Impero Austro-ungarico e per questo, se eventualmente catturato dal nemico, di poter essere considerato traditore, fatto che in tempo di guerra significava automatica condanna a morte.

La narrazione copre il periodo dal 2 giugno all' 8 agosto 1915: i primi mesi di guerra per l'Italia.

L'illusione di una vittoria facile e rapida, le aspettative politiche che trovavano occasione di concretizzarsi, gli entusiasmi che si scontravano con la realtà cruda della trincea, la sensibilità con cui molti vivevano quei momenti, la valenza collettiva di una esperienza unica e terribile, i dubbi che incrinavano certezze: tutto ciò trapela dalla scrittura scandita dalla fredda registrazione giornaliera delle coordinate temporali e geografiche della situazione.

Una scrittura asciutta, caratterizzata dal linguaggio tecnico del soldato al fronte, però da cronaca non solo del fatto, anche del sentimento; allo stesso tempo rivelatrice della condizione anomala dell' autore rispetto alla gran parte della composizione sociale dell' esercito, lui che è volontario, istruito, irredento, in alcuni casi, sia per i commilitoni che per il corpo ufficiali, sospetto. Perché leggere oggi queste 146 pagine?

Non ho dei motivi certi, tranne quello che deriva dalla deformazione mia personale del trovarsi costretti per natura a leggere sempre ciò che capita tra le mani.

Alcune considerazioni più valide le posso fare.

Forse per recuperare il valore delle piccole cose: poter entrare in un negozio a comprare caramelle e cioccolato o fare il bagno nell' acqua rinfrescante di un canale.

Questi sono certi momenti, annotati nel testo, che permettono agli uomini di quel tempo di resistere.

Piccole cose quotidiane e usuali in un tempo di pace, rare e importanti per poter andare avanti in quel tempo di guerra.

Forse anche per riuscire a comprendere, stando attenti alle dovute cautele e alle distinzioni storiche necessarie quando si operano analogie e paragoni di questo tipo, alcuni aspetti, e ribadisco alcuni, della realtà che viene vissuta da molte persone coinvolte nei diversi conflitti militari odierni.

Giani Stuparich. GUERRA DEL '15. EINAUDI 1961, in IL RITORNO DEL PADRE. Ristampa Nuovi Coralli, 1980. Prezzo: £ 9.000.

Stefano Wulf






 

Stefano Wulf

RECENSIONI et similia

Diverse pubblicazioni

Italia, 1992 - corrente anno.

 


 



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