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SASSON
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QUI FINISCE IN UN GESTO D'AMORE
Sasson si inerpica velocemente lungo il pendio della montagna, la cima più alta dell' isola. Il sole picchia forte e fa arroventare ferocemente le nere pietre silicee sparse a terra, testimoni della passata potenza del vulcano ormai spento. Sul sentiero queste sono sminuzzate e ben compattate dai numerosi passaggi di uomini e animali; invece ai bordi e lungo tutto il resto del pendio sono ancora della grandezza originale, alcune lucide e irregolarmente sferiche, altre divise in due o tre parti con i lati interni alla spaccatura ,provocata dal calore diurno, affilati. Ogni tanto qualche deposito di cenere fine, quasi impalpabile, taglia la monotonia dell'arrampicata -raggi grigi su uno schermo scuro-. Il sudore che gronda sulla fronte e il caldo torrido non rallentano il passo rapido dell' uomo. Infatti egli vuole arrivare al più presto alla cima del monte, là, proprio dove s'innalza, spiccando per la sua tinta chiara, il grande menhir. In quel luogo vive Vacasha, il vecchio saggio, l'unico che può rispondere alle domande di Sasson. Domande di qualsiasi uomo, domande a cui risulta impossibile per un uomo dare una soluzione e una risposta definitive...
PRIMA O DOPO
Ogni cosa scorre, ogni momento è un inizio e una fine, tanti entrambi, nell'assolutezza di ciò che è relazione, rapporto, relativo. In un giorno che era fine ed era anche svolgimento ci fu un giorno di inizio. ...nasce Sasson, su quell' isola in mezzo al mare, all' oceano, per quelle pietre nere del vulcano, per quel cielo, azzurro e grigio illimitati, per il granello di sabbia e per la più bella stella. Per tutto nasce Sasson. Tutto, fra cui la natura, percepisce la venuta al mondo di quella vita, una, il rompersi di quell'uovo da cui esce il gabbiano, uno dei tanti, e di quell' uomo che vagisce, voce fra tante... VACASHA Enigmatico e affascinante l' uomo siede, vestito solo d'un panno rosso, tessuto di cotone, alla base dell' alto monolito calcareo, roccia portata in quel luogo dal continente perduto per mano di uomini di cui si è perso il ricordo. Sasson, appena riesce a scorgere quella figura, s'inginocchia e intona, modulando con attenzione la sua voce, una antica canzone di saluto. Questa è ormai caduta in disuso fra gli abitanti dei tre villaggi, ma viene ancora eseguita ogni qualvolta serva consultarsi con il savio solitario. Terminata la breve cerimonia di incontro, Sasson si avvicina al vecchio, gli si siede di fronte e aspetta. Aspetta che l'anima di quell' uomo ritorni alla sua sede naturale dagli abissi marini, dalla casa degli dei millenari e degli spiriti dei morti. Aspetta che le membra magre, ocra scura violentata da una pennellata netta di rosso porpora, vibrino all' abbraccio tra vita fisica e vita spirituale.
RITORNO
Quando è apparsa già la stella Prenix, la prima, saluto della notte per il sole, Sasson sta ancora pazientemente aspettando. Finalmente gli occhi del vecchio si aprono, cerulei e lucidi globi la cui vitalità contrasta con la chioma d' un bianco serico che cade oltre le spalle, e contemporaneamente quel luogo, prima normalissimo, viene pervaso da una atmosfera strana. L'aria viene turbata lievemente ma inevitabilmente da una entità della quale si percepisce che è riuscita a superare la linea, il confine e che, per questo, incute uno strano timore in qualsiasi suo interlocutore, suscitando grande rispetto. Quel rispetto che nasce spontaneo in noi verso colui che si è spinto oltre e che è testimone del ritorno.
CONSIDERAZIONI TRA DUE TEMPI
...tutto percepisce la nascita di Sasson. ma cosa è tutto? è ovunque ogni cosa. ma dov'è tutto? è ogni cosa ovunque. ma quand'è tutto? fu, è , era, essere, prima, ora , sarà, ancor prima, dopo, in seguito, sempre o mai. allora Sasson viene a sapere, in quel passaggio che si pone tra vita e nonvita , che tutto è dio e nondio. tutto, ogni cosa, è nulla, cosa tra le cose, cioè se stesso tra se stesso. e perché dio? e come dio? dio tutto e nulla? Sasson è nato conoscendo tutto e non sapendo nulla. Sasson è nato uomo e in lui vi sono tutte le domande per cui uomo è uomo...
POI ALTRI ISTANTI
Prima che il vecchio inizi a parlare passano altri istanti, durante i quali l'orizzonte comincia ad inghiottire il disco lucente dispensatore di vita. Negli ultimi tempi quell' anima esperta rimane sempre più a lungo negli abissi del mare e il rientro alla sua sede di nascita risulta di volta in volta più difficoltoso, oltre che per alcuni aspetti, forse, indesiderato. Probabilmente si avvicina, ormai, quel giorno in cui il vecchio non ritornerà più presso la sua casa, la vetta del monte, e dentro il suo corpo, la sua materia. Un giorno un inizio, uno svolgimento, una fine. Un giorno non di nulla ma di trasformazione in...
UN DIALOGO
Il vecchio saluta Sasson. Poi si rende conto che sta parlando la lingua degli antenati, i grandi dell' atlante, i padroni e costruttori del menhir, una lingua incomprensibile per il suo interlocutore. Allora subito si corregge e con le parole del popolo dell'isola dei tre villaggi inizia: Vacasha - Salute a te, Sasson... ...la tua visita, come del resto quella di qualsiasi uomo assetato di sapere, è sempre gradita. - Sasson - Grande saggio, penso tu sappia per certo il motivo di questa mia visita. - V - Lo conosco. - ...a quella risposta le menti di entrambi, l'uno espertissimo, giovanissimo l'altro, ritornano a quel giorno in cui... ... Atu, il padre di Sasson, accompagna questo, fanciullo di sette anni, sulla vetta della montagna, per farlo incontrare con Vacasha.
CONTEMPORANEAMENTE
...inizia a salire la marea e le conchiglie delle scogliere possono saziarsi... ...i gufi d'una notte si dilungano a corteggiarsi e poi accoppiarsi... ...sboccia una primula gialla, poi una rossa, finisce di sciogliersi la foglia secca caduta a terra... ...muore un padre, un uomo diviene padre, ne nasce uno per il futuro... ...un uomo ama una donna, la donna l'uomo... ...tutto, cioè nulla, dio e nondio, sente/sentono questo tutto...
IL PRIMO INCONTRO
In quell'occasione... ...il vecchio saggio dice a Sasson, silenzioso perché affascinato e intimorito da quello spirito grande, che un giorno, da adulto, riscalerà il monte per chiedergli ciò che ogni uomo vuole sapere e che, con l'illusione, a volte pensa d'aver trovato, così da vivere in pace e in felicità. Ritornerà per chiedere e discutere sul senso dell'esistenza, una, sulla precarietà di questa, infinita, e sulla consapevolezza umana di questo suo aspetto, infima.
CHIEDI, DUNQUE
Lo sfrigolio di un fuoco desta da una sorta di catalessi Sasson a cui appare, come prima cosa, la figura del vecchio che la luce delle fiamme ritaglia dal nero della notte senza luna -lingue gialle che si insinuano tremando nello spazio del nero-. I due, con un cenno del capo, si salutano nuovamente e Vacasha comincia a parlare con voce calma e profonda: Vacascha - Chiedi, dunque, Sasson. - Sasson - Grande Vacasha, sono ritornato da te, come avevi predetto e, come avevi predetto, ora ti chiedo di rispondere a ciò cui penso solo tu possa, se è fattibile. Ti chiedo quale sia il vero senso di questa mia limitata esistenza... ...nel caso in cui, poi, tu non potessi o non volessi darmi soluzione, ti chiedo solo di indirizzarmi verso quel cammino che potrebbe condurmi ad una risposta, anche se parziale. -
UN MARE DI SENSAZIONI INDISTINTE
...il neonato sente il freddo secco dell'aria che lo avvolge ormai completamente... ...il neonato tasta la materia insolita che si offre al suo essere... ...il neonato soffre il ghiaccio delle fitte d' ossigeno nei suoi polmoni... ...il neonato sente ogni mutamento di spazio, di tempo, di condizione spirituale... ...il neonato sente tutto, indistintamente, un mare di sensazioni, e insieme a lui, contemporaneamente dio e nondio... ...così nacque, nasce, nascerà... ...forse.
NONRISPOSTA
Vacasha - Ti dico sinceramente che prima di poter cogliere il senso di qualche cosa, bisogna conoscerla sotto ogni aspetto con cui si manifesta e che possiamo percepire con questo corpo materiale. Tu hai già fatto ciò con grande cura e attenzione? - Sasson - Penso di no, o Vacasha, infatti sono sempre occupato a procurare il cibo e tutto quello che è necessario per vivere a me stesso e alla mia famiglia. - V - Capisco. Purtroppo il tempo infinito risulta spesso a noi uomini poco e finito e così non riusciamo a vivere veramente. Ora non ti resta che tornare a valle per colmare questo vuoto che è in te. -
UNA STRADA INDICATA
S - Vado, Vacasha, ma dimmi prima come devo fare per compiere tale cosa, ti prego. - V - Vai, ritorna alla tua vita di tutti i giorni, ma osserva sempre ogni piccola cosa o fatto, cerca di cogliere in questi la presenza, anche più piccola, di positività o negatività secondo i tuoi valori e, quando avrai imparato a gioire o a dolerti delle tue scoperte soggettive , allora potrai ritornare qua, al gran menhir, perché sarai finalmente pronto a vivere totalmente il tuo tempo. Sarai pronto a muovere i primi passi verso... -
UN ISTANTE
I due si salutano e Sasson ridiscende il fianco del monte, scomparendo nella notte, carne avvolta da un drappo scuro.
INFANZIA
Il bambino ha ormai un anno e il suo corpo vede, tocca, ascolta, odora, gusta, sente. Sente il tutto e gli sembra d' essere in un mare di cui può esaminare singolarmente ogni goccia, un mare di sensazioni distinte. Questa è l'infanzia, l'età in cui imparare e sbagliare servono a crescere e Sasson cresce. Un anno, due anni, tre e quattro, un granello rispetto al tutto, al tempo infinito. Per Sasson, però, come per ogni uomo, gli anni della vita sono il suo tutto, finito e da amministrare al meglio. Questo impara Sasson. UOMINI ...il giorno splende e poi tende alla notte, la notte abbraccia e poi tende al giorno... ...l'organico tende all'inorganico che a sua volta vivrà, prima o poi... ...gli amanti tendono a unirsi, ma esistono e sono tali perché divisi... ...il negativo tende al positivo e viceversa... ...gli uomini finiti e mortali, consapevoli di esserlo, tendono all' infinito e all'immortale, che poi ricade sempre, annullandosi per esistere, nel particolare... ...dio tende a nondio, cioè a se stesso, il tutto tende al nulla... ...e tutto è viceversa.
GIORNI
Passano i giorni e Sasson non riesce ancora a fare ciò che gli ha consigliato il grande vecchio per poter comprendere il senso dell' esistenza e della vita, o almeno per poter intraprendere il percorso che lo potrebbe condurre a tale risultato. O forse, in realtà, non lo vuole perché non lo ritiene necessario? Forse la sua arroganza umana imperversa ancora dentro di lui? Forse ritiene che agire nel modo indicato da Vacasha sia una perdita di tempo? Infatti: ogni giorno bisogna coltivare e curare i campi. ogni giorno bisogna fare piccole riparazioni alla casa. ogni giorno bisogna educare e crescere i bambini, la speranza per il futuro. ogni giorno bisogna lottare per esistere. ogni giorno bisogna affrontare ogni giorno. infine Sasson ogni giorno si chiede il perché di tutto questo... ...ogni giorno...
CONFLITTO
L' arpione si tuffa nelle acque, penetra, offende, colpisce, uccide. Per la forza, per la salute, con la tensione dei nervi e il sudore, segno di vita, Sasson gioisce dell' esistenza. Si sente vivo e partecipe... ...partecipe di cosa? Vede il pesce colpito, stretto dalla sua mano, la pelle bruna per il sole, scaglie d'argento per il mare. Ha vinto lui. Si sente partecipe del conflitto. Oggi ha vinto lui, oggi... ... è vita però questa? ...e tutto è viceversa. Ora Sasson, non più bambino e non ancora uomo, comincia a porsi delle domande... ...le domande per cui uomo è uomo...
LA CARESTIA
Ci furono due cattive stagioni per il raccolto e gli abitanti dei tre villaggi si erano ormai rassegnati a dover affrontare tempi duri quanto inevitabili. La natura si è rivelata ancora una volta spietata. E' per questo che Sasson ora deve affrontare giorni di sofferenza e di duro lavoro, spesso inutile e infruttuoso. E come accade per ogni uomo in simili frangenti, lui, caduto sconfitto dalla sete, dalla calura e dalle fatiche interminabili, volgendo lo sguardo al cielo, somigliante ad un unico velo di materia turchina avvolto tutto attorno al mondo, sente rimbalzare quasi dolorosamente all' interno della sua testa quel perché. ...il perché dell'esistenza... ...perché? E qualsiasi risposta che gli venga in mente, il piacere, lo spirito, dio, il nulla, ogni risposta, qualsiasi risposta si perde verso l'azzurro sconfinato, come per cercare una conferma superiore, purtroppo inesistente.
ALMENO UNA VOLTA
...almeno una volta ti scotti e impari che il fuoco può uccidere... ...almeno una volta hai freddo e impari che il fuoco può guarire e salvare... ...almeno una volta t'immergi e impari che l'acqua può soffocare e uccidere... ...almeno una volta hai gran sete e impari che l'acqua può rigenerare la vita... ...almeno una volta ti travolge e impari che il vento può annullare la tua forza... ...almeno una volta è bello e impari che il vento può far viaggiare e rinfrescare... ...almeno una volta ti attira e impari che la terra può far riposare, anche per sempre... ...almeno una volta ti dà tutto e impari che la terra può sfamare, per sempre... ...almeno una volta ti lascia solo e impari che l'umanità può esser tremenda... ...almeno una volta ti dà amore e impari che l'umanità può essere armonia...
IMPARARE
E il bambino almeno una volta provò, prova, proverà tutto. Almeno una volta Sasson.
CADUTO SCONFITTO
Allora Sasson, caduto sconfitto, si volta faccia a terra, chiude gli occhi e sente la polvere finissima, particelle della terra secca, arrivare fino ai polmoni. Forse vuole morire lasciandosi soffocare così, senza alcun motivo valido, ammesso che ne esista uno tale. Ma prima di abbandonarsi alla morte apre ancora una volta gli occhi e così vede una farfalla gialla, tinta tenue, che depone le sue uova su uno stelo d'erba ormai quasi secco , bruciato. Sasson la segue con lo sguardo, come incantato. Poi la farfalla, terminata la sua fatica, spicca con difficoltà il volo, l'ultimo, e compie numerosi giri disegnando una spirale nell' aria, infine cade, morente, sotto lo stesso filo d'erba, quasi privo di vita, a cui ha affidato il futuro. In quel momento Sasson, pur disperato per i tempi terribili, riesce prima a gioire con tutto l'animo e con tutto se stesso per quel volo allegro e dopo a soffrire tremendamente con tutto l'animo e con tutto se stesso per quella morte repentina. Egli riflette un istante e poi si sente felice, perché è riuscito a fare ciò che Vacasha gli aveva a suo tempo consigliato. ORA ...ora Sasson finalmente inizia ad esistere...
INSIEME
Sasson disse a suo padre di sentirsi pronto, preparato per iniziare il cammino, lungo un sentiero non battuto, senza avere più al suo fianco la donna e l'uomo che insieme lo generarono. ...perché ormai Sasson deve percorrere un nuovo sentiero, da solo prima, dopo insieme alla donna con cui darà nuova vita al suo, al loro sangue in quel luogo, nell' isola dei tre villaggi, per il cielo per il mare, per la terra e per una sola stella fra quelle che ornano la scura coperta con cui gli dei concedono alle creature riposo, fresco e tranquillità.
LE PIOGGE DI RAV
Ci furono ancora due giorni di carestia e siccità, eppure... ...Sasson appare, a differenza di tutti gli altri abitanti del villaggio, felice come non mai. E non è impazzito per le privazioni, né finge il buon umore per far così coraggio ai suoi cari, Sasson è realmente felice nel suo io più profondo. Felice perché ogni momento della sua vita non è più come prima, non è più un attimo finito, è un eterno. Infatti Sasson ha imparato a cogliere gli aspetti palesi, eppur nascosti ai più, dell'esistere. Egli, nel suo stato, passa da gioie profonde ed immediate a tristezze pesanti eppur brevi, anche quest' ultime con felicità perché sensazioni ed emozioni totali. Sasson è come rinato. IL soffio del vento umido proveniente da nord fa sorridere Sasson, il piccolo gabbiano caduto dal suo nido, giù per la scogliera, a causa del vento del nord fa piangere Sasson. Lui, nel suo porsi al resto del mondo e a se stesso, è ritornato alla infanzia, eppure la sua saggezza cresce e il suo animo si espande senza esser dovuto ripartire da zero. Il suo animo si perde ad osservare ogni piccola cosa, solo le gocce della pioggia tanto aspettata, delle piogge del nord, le piogge di rav, lo riconducono alla consapevolezza del suo essere limitato, segnandogli lungo il viso lunghe striature che tagliano quella che ora appare una maschera bronzea fatta di polvere e sofferenze passate.
RISALITA
Ritornato in sé, Sasson comincia, sotto l'acqua scrosciante, a scalare il monte per andare dal vecchio e saggio Vacasha. Le pietre nere, figlie del vulcano ormai spento, pietre a volte taglienti perché spaccate dai raggi del sole, seppur scivolose, non riescono a rallentare il passo di quell'uomo che si sente rinato. Giunge allora al menhir e vi trova Vacasha.
SCOPRIRE D'ESSERE PRONTI
Sasson - Onore e rispetto a te, saggio. - Vacasha - Sei tornato abbastanza presto. - S - L'ho fatto! Ci sono riuscito! Ora ho conosciuto e continuo a conoscere questo mondo, questa realtà. Gioia immensa un attimo, grande sofferenza pochi secondi dopo. Ogni cosa, dalla immensità del mare al granello di sabbia ha in sé tutto ciò che può esserci di positivo e tutto ciò che può esserci di negativo in questo universo. Ho imparato e ora totalmente gioisco o soffro. - V - Certo, hai imparato seguendo la via che ti avevo indicato. Ora, però, dobbiamo scoprire, insieme, se il tuo cuore e la tua testa possono effettivamente usufruire di ciò che hai appreso. Dobbiamo scoprire se tu sei pronto. - S - Pronto per che cosa? - V - Osserva questa come sia fare! - ...nelle mani di Vacasha appare una sfera di pietra, perfetta, levigata, lucida. una pietra grigia, nera e bianca, una pietra non di questo mondo, forse una pietra degli abissi, casa degli antichi dei e degli spiriti dei morti.
LA PIETRA
Sasson osserva la pietra, la pietra anche Vacasha. Entrambi la osservano e vi cercano, come sanno fare, tutto il positivo e il negativo dell'universo. Eppure Sasson si rende conto che, preso per mano dal grande Vacasha, sta seguendo sentieri d'emozione e di pensiero mai percorsi prima. ...nella pietra dolore e felicità, meno e più, bianco e nero, positività e negatività non sono percepibili chiari e distinti, come in ogni altra cosa. Nella pietra liscia, sferica, bagnata dalle fitte gocce di pioggia che le scivolano sopra, sono e non sono, il più e il meno. Nella pietra bianco e nero girano, turbinio di estrema gioia e di dolore totale, ma nessuno prevale. Nella pietra spirale le menti di Sasson e Vacasha. Spirale nella pietra, spirale di chiaro e di scuro, nella pietra grigia, lotta e amicizia, odio, amore e Sasson dentro la vertigine, calmo è Vacasha, ora forse è pronto Sasson, che gira e gira e gira... ...nell' equilibrio, l'equilibrio... Vacasha chiude il palmo della sua mano e il palmo avvolge la sfera, la pietra. Sasson allora, sconvolto, frustrato, affranto; Sasson allora inerte, apatico perché totalmente felice e totalmente infelice scopre d'essere pronto...
L'AMORE
Sasson è cresciuto, Sasson ragazzo, Sasson giovane uomo. Sasson ormai può andare a pescare con le barche più grandi, può pescare di notte, può partecipare e giocare alle lotte. Sasson cammina lentamente, ma con passo saldo. Giunge, col pesce in spalla per i suoi genitori, presso il bivio della fontanella vecchia. L'acqua di questa è la più fresca dell' isola, la più brillante e limpida, la fonte di una vita pura. Sasson assetato gusta già quegli zampilli del sangue della terra, quando ad un tratto appare Amina. Amina è bella, gentile e nobile nella sua semplicità, Amina, una giovane donna. Sasson è imbarazzato, scosta le sue labbra dal getto d'acqua per far sì che la ragazza possa riempire i suoi otri, lei ringrazia. Entrambi attendono che l'acqua riempia gli otri e l'acqua gorgoglia di già bagnando le sacche di pelle all'esterno e dando origine a piccoli rivoli tra la terra fine, colore dell' argilla bruciata. Sasson e Amina stanno attendendo che si riempiano gli otri e l'acqua che esce già da essi sembra ridare vita ai pesci freschi sparsi a terra, l'azzurro metallico sull' argilla bruciata. Sasson e Amina pensano: -TI AMO-. E mentre aspettano che gli otri si riempiano, già pieni, si baciano. -TI AMO-.
L'OCCHIO
La pietra scompare dentro la mano di Vacasha, la mano bruciata dal sole, la pelle color bruno. Vacasha si ritrova innanzi a Sasson, il primo tranquillo, spirito profondo come un abisso ove nulla cade sconvolgendo, l'altro turbato in modo indicibile perché preso da due totali emozioni contrastanti. Vacasha - Cosa hai trovato nella pietra, osservandola come sai fare? - Sasson - Lo sai bene, ho trovato, come in ogni cosa esistente,immensa o piccolissima che sia, delle emozioni totali. Però questa volta non si alternavano positività e negatività. Erano infatti contemporaneamente espresse al massimo, quasi tutt'uno eppur diverse ,scisse, separate. Come è possibile questo? Ho sempre osservato in qualsiasi cosa, e provato, o gioia o dolore, o piacere o infelicità, mai entrambe insieme e allo stesso grado. - V - Quello che ti ho mostrato è un occhio, un occhio che si trova nell' abisso. E in quest'occhio v'è una briciola, un millesimo, una particella di ogni cosa, sostanza, persona viventi o esistenti. Quella pietra, quell'occhio finito è in realtà tutto l'universo. Per questo vi hai trovato ciò che mi hai detto. Ora prova un attimo a riflettere su questa esperienza, prova a vedere cosa ti è rimasto d' essa. - ...e Sasson riflette, cerca di leggere la sua mente e il suo stato d'animo e scopre che sotto la pelle imperlata di sudore, tesa allo spasimo per il conflitto tra le emozioni totali, oltre i nervi, spossati eppure ancora freneticamente elettrici, nel suo io più intimo v'è solo, semplicemente, equilibrio. Sasson - Armonia, equilibrio, oltre l'analisi, conflitto di emozioni assolute, la sintesi, miscela perfetta d'ogni elemento e d'ogni sentire. -
...AD AFFRONTARE UNA MORTE
Vacasha - Ora abbiamo scoperto, hai scoperto d' essere pronto ad affrontare una morte. Deve morire il Sasson bambino che tutto ha osservato nel particolare per gioire o soffrire al massimo. Questo perché deve nascere il Sasson adulto che tutto osserverà nel particolare per unire tutto nell' equilibrio. - L'EPITAFFIO QUI RIPOSA ORMAI SPENTO NEL CORPO INSENSIBILE AL MASSIMO DELLA GIOIA E DEL DOLORE UN UOMO DI SEMPRE MAI ESISTITO. Questo scrive Sasson sulla polvere, la terra alla base del monolito. Poi pone sul fuoco il piccolo e fragile ramo, secco ma resistente di cui si è servito come penna. Sasson si alza, un soffio di vento distrugge quei segni. Saluta Vacasha e scende verso il villaggio.
...A PIANGERE UNA MORTE
Una lacrima percorre la guancia destra di Sasson, il pianto per la morte di un bambino.
LA FESTA
Rosso, rosa, blu e giallo risaltano -fioriscono- tra le mura uniformi del villaggio che appare, dalle pendici ocra delle colline sovrastanti, come un grande aquilone bianco dalle infinite e allegre code multicolori, pronto a spiccare il volo all' ordine sicuro del cavo retto da un giocoso e vivace ragazzino. E' festa in quel villaggio -festoni e lanterne, pane bianco e olive- il villaggio di Sasson e Amina. Festa, gioia e sorrisi, perché Sasson e Amina si sposano. -TI AMO-. - e mentre aspettano che gli otri già pieni si riempiano si baciano - è l'aria che fa festa -flauto, vento e profumi freschi- è il mare che fa festa -allegria, giocosità e abbondanza- è la terra che fa festa -sicurezza, sapori forti e calore- un uomo e una donna fanno festa -tutte le donne e gli uomini-
UN GESTO D'AMORE
L'aria fresca per la pioggia passata punge i polmoni, ma Sasson è contento. ...il neonato soffre il ghiaccio delle fitte d'ossigeno nei suoi polmoni... Giunto al villaggio si reca subito alla casa in fondo alla via che porta ai campi d'orzo. La casa. Mura bianche e allo stesso tempo calde, quelle pareti che ha alzato con l'aiuto di suo padre, muri dritti a piombo, spessi, forti ma amichevoli. Davanti alla porta da cui filtra, attraverso le fessure delle assi, la luce tremolante delle lampade ad olio, si ferma un attimo. Spalanca la porta e i raggi , ora liberi d'uscire, disegnano un trapezio di ocra scura nel nero della terra battuta, fondo della via avvolta dal buio. I bambini giocano. Amina lo guarda, gli sorride, non chiede nulla, gli asciuga la pioggia ,lacrime, sulla guancia, è una carezza, un gesto d'amore. Sasson - Oggi Vacasha mi ha aiutato molto, ma forse, in realtà, sei tu che mi hai dato l'aiuto più grande d'ogni altro. - ...gli amanti tendono ad unirsi, ma esistono e sono tali perché divisi... ...nell' equilibrio.
UN EPILOGO
Sasson ha saputo della morte di Vacasha. Corre, affronta il ripido sentiero di pietre nere, taglienti e scivolose, vitree figlie d'una lava antica. Arranca, il respiro spezzato dall' affanno, si aggrappa nei punti più difficili ad ogni appiglio possibile. Inizia a piovere, cala una tenebra ambigua, luminosa eppur penetrante, anomala. Scivola Sasson con violenza. ...almeno una volta ti attira e impari che la terra può far riposare, anche per sempre... Rosso copre il nero lucido, maligno e indifferente, la pioggia rosata nutre d'un pasto inaspettato la finissima polvere grigia, cinerea, mai mescolata alla terra dell'isola, lentamente Sasson si rialza, avanza, si trascina, cade infine. Spiove. Il rosso diviene cupo, consistente, Sasson sempre più debole come più deboli il cuore, i polmoni. Una notte inaspettata su due morti, una trasformazione in...
PROLOGO
Io, Sasson, sto per narrarvi o vi ho già narrato la mia vita. Anzi, solo parte della mia vita -tutta?-. Io, un uomo dell' isola dei tre villaggi, erede degli antichi padri dell' atlante, vi ho parlato o vi parlerò d'una esperienza con la lingua di un popolo fratello del mare, del cielo e della terra. Vi parlerò o vi ho parlato di una esperienza fatta di tre percorsi che trovano, per i paradossi di una geometria assurda -per chi?-, origine e partenza l'uno nel termine dell' altro. E forse i percorsi non sono lineari, hanno dei bivi, dei vicoli ciechi, potrebbero essere più di tre ma anche uno solo. Sono salito su un monte per la seconda volta e da lì parte il racconto che finisce in un gesto d'amore. Sono nato, per tutto, uno dei tanti e da lì parte il racconto che finisce nell' affrontare una morte di cui il protagonista può scrivere l' epitaffio. Sono morto la prima volta e da lì parte il racconto che finisce nello scoprire d'essere pronti ad affrontare una morte. Sono caduto sconfitto e da lì parte il racconto che finisce nel conflitto assoluto e risolvibile solo con potere insolito, l'occhio degli abissi. Ho iniziato con un prologo e da lì parte un racconto detto per errore e composto da tre percorsi senza una fine, o forse più numerosi. Le risposte dovete trovarle voi in queste semplici e sincere parole d'un uomo dell' isola dei tre villaggi, io so solo che questa è una strada indicata, una delle tante per voi, ragazzi che avete scalato questo monte e che siete il futuro per l' isola dei tre villaggi.
GLI ULTIMI COLORI
...e il grande e saggio vecchio Sasson spense il fuoco -lingue gialle che affondano trepidanti nello spazio del nero per ritagliarvi membra ocra trafitte da una pennellata di rosso e due punti cerulei-. Spense il fuoco che bruciava gli sterpi e la legna secca alla base del menhir, bianco monolito, l'ultima dimora di Sasson prima della trasformazione in... ...quando sarà ormai stanco di ritornare dagli abissi, casa degli spiriti e degli antichi dei.
Stefano Wulf
SASSON storia di un uomo dell'isola dei tre villaggi.
in Frammenti del Fantastico e del Filosofico
editore di Firenze.
Italia, 1997.
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