Dal profondo uscì impulsivamente un guizzo, un frutto spontaneo dalle arcane origini, articolati suoni dell'ultima mia lingua più profonda:...marilenghe
SINTETIC IN MÛT. (I)
E scôr, scôr, strissìniti e côr
intôr a chel ch' al ven fûr...- lu an votât e creât simbolic in mût
sfidand tredis e plui viàrs
e siet, mai plui, zornadis di creazions piardudis,
divinitaz monoteistis e DieNneitAz atôr atôr spampanatis-...il tô plebiscit di dentri
o lassâ o cjapâ, tu.Un aut aut maledet ch'an clamât sintetc in mût
jèssi al mont.
Poi mi venne in mente che per me parlare friulano, tedesco o russo, sloveno o italiano non significava/demarcava più nulla e per salvarmi, per divenire come un Dio in terra, per riprodurre una nuova genesi -anche se imperfetta- scelsi una lingua a caso... ...e ricominciai recuperando il primo avvio.
SINTETICAMENTE. (II)
E scorri, trascinati e corri
attorno a quello che risulta...- l'hanno votato e creato simbolicamente
sfidando tredici e più versi
e sette, mai più, giorni di genesi perse,
divinità monoteiste e DieNneitA' sparse-
...il tuo plebiscito interiore
o lasci o accetti.Un aut aut maledetto che hanno chiamato sinteticamente
Vita.
Il primo giorno Yahweh chiamò a sé la luce, imponendole automaticamente l'esistenza. E Così fu luce. E Allah volle che venisse scritto:"Il primo giorno Dio creò la luce.".
L'ALBA.(III)
(01) ... nel cielo apparve una piccola luce
(02) non era grande, ma intenso barlume.
(03) Era una sensazione, come una voce,
(04) poi sorse, i raggi si sparsero, piena di fiume.
(05) Nacquero i colori, l'azzurro ed il verde,
(06) allora si fece vedere l'essere tutto
(07) e arretrata la nera tinta del lutto
(08) ci fu vastità in cui sguardo si perde.
(09) Valli e colline, il mare profondo,
(10) spazi celesti e montagne assai erte
(11) piante e creature dalle origini incerte
(12) e ogni cosa che fa l'occhio giocondo,
(13) Bello ci apparve così il fantastico mondo.In soli tredici attimi la volontà divina si concretizzò necessariamente in tutto il creato e data l'onnipotenza del fattore tutto il creato fu, così, senza alcuna alternativa... ...naturale.
LAGUNA. (IV)
Notte, una traccia di spuma
splende sulla sabbia metallica
ai raggi tenui della luna.
E ci avvolge tutti il frutto
del lottare fra la terra e il mare:
laguna, unica e sola.
Ci si muove lentamente,
con il legno che scivola
senza alterare la calma circostante.
E poi, finalmente, dopo ore
di buio e silenzioso aspettare,
i canneti, alla nuova alba,
feriscono il disco solare
che al tramonto, ormai rimarginato
e sfiorato dalla linea del sale
affonda e l'acqua lo spegne.
Di nuovo la notte riempie canali
e casoni si accendono.
Però tace, tace tutto
tranne il mare ed il vento
compagni nell'astorico
-ininterrotto-
movimento,
baciandosi segno di terra e d'acqua.TEMPESTA. (V)
als … Godo a sentire il bruciare del sale,
als… dell'acqua in burrasca del mare,
il gelido sapore dell'onda
che è nella bufera tremenda.
Ciò e tutto mescolati al vento imperioso,
e di questa vitalità naturale, sono geloso.QUANDO VEDO, UN DIO ALTRO. (VI)
"Quando vedo semplici alberi
per noi ovvi eppur fantastici,
quando vedo e sento il vento,
quando percepisco con tutti i sensi
quel sorriso della natura
o forse più del semplice esistere,
allora svaniscono pene passate
e futuri dubbi.E son contento nel presente
per un solo, solo un frangente..."
...un respiro per un to be homo or not to be.
L'attimo potente d'un Dio altro, fat/ale
che si diletta a tirare i dadi
-alla faccia di E = mc2-
sopra un panno ricamato da inconcepibile fratt/ale
con arzigogolanti molecole di DI-ENNE-A e
caselle arabescate d'una tavola periodica
element/ale.
Il settimo giorno riposò... ...e fece male.
Lo spodestarono e in sua vece iniziarono a sfilare miti, sogni, false idee di Dio e ogni sorta di creazione virtuale. Tutto questo a causa della cosa creata più terribile...
L'UMANITA'. (VII)
To be homo or not to be.
Umanità maledetta, grazie egualmente
perché ci dai grandi piaceri
attraverso quest'insaziabil mente,
oltre a consapevolezze amare e dolori.
Ci rendi consci della vita
sicché anche d'altro fronte.
Ci fai pensare a volte: è finita
che bastarda e dura sorte.
Eppure è vero che solo con ragione
voglie animali e sesso,
certo non v'è altra causal scansione,
si trasforman sì 'n amore
ma che sempre è ossesso.
A volte ti riveli nella tua bellezza,
a volte sei fredda nella tua razionalità.
Sempre sarebbe d'uopo per te schiettezza
ma spesso prevalgono menzogna e viltà,
umanità, sii maledetta, sì umanità.
Un ricordo era l'epoca dei cicli perenni, dei punti fermi, del tuono divino, degli angoli calmi. E il falso si mescolò al vero, il sano al malato, anche la speranza si imparentò con le bugie. Non ci fu rispetto per l' usuale né un nuovo che lo rimpiazzasse.
"Homo homini lupus est".
Homo homini deus est si suum officium sciat".
Si homo est, si erit, in orbe ultima nihil.BUGIE. (VIII)
Di questa esistenza è proprio,
esistenza d'essere razionale,
dimenticare la naturalezza animale
e avvolger l'io con gran mar di bugie.Lies, I, and what else?
Bausiis, Jo, e ce altri?L'io (e poi son io?) cos' è altro
se non ciò ch' è voluto e creato
dall'esterno, dagli altri, dal mondo scaltro
che t' ingloba come viscida marea.E l'io nuota in questo marcio,
lui si crede puro, si pensa onesto,
lui si pensa bello, si crede giusto
e invece in fondo è solo lercio.Sì, perché quest' io bastardo
è ipocrita e in più è falso
e non solo con altri, codardo,
ma anche con se stesso, povero fesso.E che deriva da tutto questo
se non frasi, parole, gesti e atti
che di sicuro n' hanno nulla d'onesto
e son della stirpe dei maledetti fatti.Stirpe delle bugie che fan teatro
di questo tempo disgraziato, mondo caduto,
ove vivon tanti uomini dal cuore tetro
che del falso non è // mai saziato.
LA SPERANZA. (IX)
A te cedetti, allora, maledetta speme
figlia impudica della vita nera
che t'insinui ovunque, turpe seme
d'illusione inutile e di futile chimera.?Chi così, così potente da sfuggire
all'irresistibile tuo sedurre?
Non serve forza fisica o di mente,
non c'è iter che da te via possa condurre.Sei lusinghiera, sei maledetta!
Te ne vai sempre per ultima,
speranza per tutti poco schietta
anzi proprio falsa, davvero infima.Odiata sii, perché offuschi il vero,
sicché su ogni situazione poni un velo
e ogni aspetto non è più sicuro.
In questo, proprio, non hai limite
e sei, ovvio, come aperto, il cielo.Tu ogni uomo illudi, vivi con lui
e gli sei fatto purtroppo necessario,
sempre una possibilità di scampo non precludi
falsa, l'accompagni finanche al suo sudario.Speranza, sei sorellastra della vita
e con lei, quando pervien l'amica morte
non c'è nulla da fare e, terminata, sei finita.
QUANDO L'UOMO SARA' POI SOLO RAGIONE. (X)
Non c'è più sogno
per il mio maledetto io,
sono perduto in questo sporco regno
della realtà razionale, nuovo Dio.
Voglio tornare all' inconscio
ma non c'è nulla da fare,
ogni modo di cui son conscio ...................... ho provato,
reale, concreto e digitalvirtuale.
Ma questo esser uomo (or not to be)
mi condanna alla ragione
hegeliana ormai d'ogni che cagione.
E purtroppo son ciò che sono.
Sonno, ti prego, porta l'oblio!
Non resisto più qui, nella ragione,
necessito d'una forza oltre al mio io
per subito cambiar dimensione.
Rivoglio la mia parte animale
anche se così non potrò più alfin
discerner cos'è il vero razionale,
ma almeno ricomincerò a sognare.
ESISTERE 1. (XI)
Aprire gli occhi ogni nuovo ******
e ritrovare ***********, tornando
in questo mondo.
Tu sai se dire ****** * ********?
NOTA PRIMA:
Innegabile, proprio non discutibile, che
operare con varie omissioni nel comporre
fu un modo
per evitare denuncia
per istigazione a delinquere
o compromissione/corresponsabilità in
ipotetici suicidi.
Autoasterischidicensurapreventiva:***.
NOTA SECONDA:
Slittamento temporale.
3° battaglione cima 24.
Visto dall'ufficiale addetto
alla censura missive militi.
Addì 17 agosto 1918.
E non... "Si sta come d'autunno sugli
alberi le foglie"
ma si marcisce tra sangue d'amici
per stupide e inspiegabili voglie.
ESISTERE 2. (XII)
Nella sua fine, addio, morte
vi sono sprazzi di vita totale
che conosce una sola sorte:
Qui ora
E'.
"CONSCIUM SUI ESSE". (XIII)
E' tempo di riscoprire antichi riti
irrazionali!
E' tempo di rivivere perduti miti
............................................. ancestrali!
Sangue e lacrime di gioia liquida
- acqua -
un fiume di anime prive di guida
disperse in un tormento,
tormento dell' essenza e poi...
violenza scema e primordiale!
Ora io, animale, uccido
infine mi anniento.
Ora io, carnale, muoio,
sarebbe tempo!
Purtroppo sgomento
vive ancora ragione.
Perché mai più semplice animale
e nulla tra prima, vita, e dopo, morte ?
Perché?
Purtroppo tormento razionale.
Ma finì il tempo del disordine totale, del rammarico, dello smarrimento e del tormento razionale. Alcuni cercarono nuove rotte e nuovi valori, altri si rifugiarono nel recuperare quelli vecchi, quelli antichi; si passò allora dal monocromo ai più colori. Tutto ciò grazie al...
VULCANO UMANO. (XIV)
Si suol dire a volte
che gli uomini son come fuochi.
Ma non tutti uguali!
C'è la fiamma veloce,
la fiamma che consuma e si consuma
in una vita ch'è già finita,
...tragica e felice.
C'è poi la fiamma lenta,
consuma piano, molto tempo,
poco tormento, diluita sofferenza
che consuma piano piano
la vita ciocco che può esser
da saggio, da eroe o da sciocco.
Poi c'è la brace, nata quasi spenta,
il carbone brucia, brucia
nei secoli millenni, incandescente
piano piano, molto piano.
lentamente.
Ma brucia, sì, brucia anch'essa.
E se vi soffi sopra può spegnersi
e diventar nera, brace brace
non sicura.
Ma se resiste al vento
alla burrasca e alla tormenta,
se resiste a tutto quanto
diventar può così potente
da piegare ferro e creare acciaio.
Fiamme diverse, sempre fiamme
persone varie, vicino o lontano,
potenza e varietà:
è questo il vulcano umano.
Allora ci fu il mutare e il divenire, momenti di luce ma anche di terrore, col ribollir di storie e di battaglie, di scontri e perdizioni. Le più rotte e i più pensieri, l'un con l'altro altri, s' incontrarono, scintillarono, vinsero e morirono. Storie di religioni, di civiltà, di cavalieri e di insostenibili...
BARBARI. (XV)
Vengono a gruppi,
....poi a frotte
e sono troppi
....per ingaggiare lotte.
La lor funzione
per ordin divino
far da punizione
a noi peccatori
al grido ferino,
segnato, scansito –storicamente errato-
dal fischio di frecce e dal ritmo di steppe:
il loro grido: Odino…OOO…Odino!.GIUNGONO MOLTI. (XVI)
Giungono molti, soli o a gruppi
sono vestiti di pochi stracci
portano le croci della pena
sono dei flagellanti dai duri lacci.
In pellegrinaggio d'ostello in ostello
è l'unica via di scampo del mondo d'oggi
che erutta lava, male and Flowers
da ogni dove.
Gioacchino, Gioacchino, dove sei tu Gioacchino...?IL CROCIATO E IL SARACENO. (XVII)
Scintillìo di spade
in mezzo al verde
delle querce secolari:
è lotta.
A volte uno cade
ma lesto risorge,
le membra di qualcuno poi
saranno morte.
Il furore della fede
spinge entrambi
a non discuter con parole
ma con armi.
A destra è crociato
con scudo e bianco mantello
assai sdrucito, liso
da molte pugne segnato.
A manca è saraceno
con ferro curvo di scimitarra
fermo, in mano sua
pericoloso più del veleno.
Spossati entrambi
ma come leoni forti
menano ancora colpi
che posson rendere subito morti.
Poi è un colpo unico, tremendo,
del crociato e del saraceno
e feriti entrambi a fondo, al cuore
pregan ora, vista la morte
stesso Dio, stesso Signore.C' era una cosa, tra le tante, che risultava particolare, in ogni frangente, in ogni istante. Una cosa che salvava e purificava, che univa e che creava nuova vita: il nuovo amore. Ma nel molteplice cromatico questo amore solo per alcune tinte era possibile, per altre mai.
IO E TE, TANTI ED INDETERMINATI... (XIX)
E ci ritroviamo lenti
sul tappeto di morbide foglie
segno di alberi spenti
per le invernali e solite doglie.
C' è freddo ma non tormento,
è il calore dell'abbraccio
la bellezza e semplicità del sentimento
che non ci fan divenir blocco di ghiaccio.
Non soli io e te, ma altri
tanti ed indeterminati
fra cui noi, sì come gli altri,
ma fortemente uniti.
E' una realtà presente,
né idea né fantasia
non è uno spazio della mente
è qui, una delle più belle cose.
SOFFRIRE PER TE. (XX)
"A te ho abbandonato . .....
che ora ...... .. ..,
che strazia dentro.A te ho dato .......
amare e dolci, e allo stesso tempo
segno di grande debolezza
e grande ..... grazie a te scoperta.A te ho dedicato questi ed altri .....,
segno di momenti ......
e di favola in terra.Ed ora sempre ... .. ......
e non so se lo comprendi."
E non riesco io a capire
questi puntini d'autocensura
che m'inseguono costanti, picchiettanti
ma forse è solo la paura
mascherata da veli consistenti
inconscia
d'esprimere qui sentimenti adolescenti
passati
inchiodati
ad un'epoca in cui è necessario per molti
amar amore più che persona.VENTI. (XXI)
Vite che si incrociano
chissà da dove provenienti.
Si abbracciano, si baciano,
si toccano e si uniscono
si scontrano, si lasciano
come venti
che nascono e muoiono
d' improvviso, là sui monti.
E chi non credeva nella storia o nell'amore iniziò a pensare, a riflettere.
Chi non credeva o non voleva credere iniziò a filosofare. Principalmente sul...
TEMPO ESISTENZIALE. (XXII)
Sono incatenato al passato
che influisce sul presente.
L'emozione e la passione
nutrite dall' ituro e dall' ito,
futuro e passato
qui ora nel presente.
Ciò mi schiaccia:
il tempo della mente.L'INCUBO ESSENTE. (XXIII)
I frutti del sonno
maturano la notte,
non so, che faranno?La pace finalmente, con l' oblio suo fratello,
temporanea
culla l' inconscio, regno reale d'ogni fardello.A seguire, magari, un classico
un sogno bello (forse)
che ci fa sorridere, tutti, senza ipocrisia.Crolla il razionale, in modo rigoroso
e animale sono nel mio riposo.Piacevole il sogno, ma poi l'alba, passando
ossigeno, idrogeno e azoto
presenta l'entrata dell'incubo essente.
UN ATTIMO. (XXIV)
Serenità di ritmi, pacati ma allegri,
gioie di antichi riti ricordati -nostalgia-.
Lo spirito si allieta, si rilassa, s'acquieta.
Solo un attimo, si riposa, si attarda.
Solo un attimo piccolo, piano, calmo
sonno, tepore, un torpore...Riesplode poi la lotta
e istantaneamente
satura corpo e mente.MOMENTI. (XXV)
Ci sono nella vita momenti
quegli attimi, istanti
che non vogliono mai farla finita
perché interiormente vasti
immensi, pesanti, totalmente struggenti.
Sei sveglio e il pensiero è una tortura.
Sei addormentato e il sogno è un supplizio.Basta!
Qui si soffre con l'anima ridotta, strazio,
a ignobil lordura, a macera e fin segatura.
Continuo, costante, paranoico
ticchettio d'alternanza
tra mostri e onirici orrori
e mostri e orrori reali e sicuri,
chissà poi la differenza?E agitarsi non serve a nulla
l'ho già provato: sei bloccato
non puoi sfuggire, è forte colla
il tuo essere e pensar iterato.Impegnarsi, distrarsi, leggere e studiare
uscire, guardare, vivere e lavorare
aiutare, combattere, soffrire e scappare
tutto e solo una bolla d'aria
destinata a dissolversi così, scoppiare
quando riesce a volare via
con la sua prigione liquida,
sua stessa essenza e ragion di vita.Non è mai finita!
Non è mai finita, mai, perché il "sentire"
è un verme lungo lungo e nero, dentro noi
che può strisciare, contorcersi, allungarsi
accorciarsi, annodarsi, e può aggrovigliarsi
ma rimane sempre verme, con noi, sia prima che poi.Scosso da tarme/turbe mentali in un frangente
mi smarrii in quegli attimi.. ...istanti... ...momenti...
D' un tratto si inserì la variabile tremenda e fummo tutti consapevoli che ogni istante può servire per lei, ogni istante è un tempo utile.
PENSIERO-MOMENTO DI murì. (XXVI)
Leggevo, un' attività come altre.
Nota d'introduzione nulla,
perciò proprio poco importante.
E' stato un attimo, un momento
pregno all' inverosimile del terrore
della paura, di tal genere di sentimento.
Fitta alla testa
terribile, tremenda
fitta profonda.
E poi subito
la paura di morire
troppo presto.
Subito il flash –scontato-
tutta la mia, forse, vita, forse.
Quella frase, quel momento,
quel dipinto, quel gioco
quel colore, quel sentimento.
In fondo contento, ma poi il buio
di ciò ch' avrei potuto fare
e non c'è, non c'era non sarà non eranon
[Egocentricamente]: - peccato!-
MORISTI. (XXVII)
Imprevisto, improvviso
assale, spezza e spegne.
Vita violenta
bilico e morte.Sul filo del ragno, ove regna
il soffio rognoso e capriccioso
del vento vita violenta- moristi -
E poco importante sarebbe stato che mancasse uno, io, perché avremmo dovuto/dovemmo andare avanti egualmente . Rivivendo tutti, nell' uomo. E fu ancora un creare e un distruggere nuove filosofie. Ebbene sì, folle N. bastardo: ciclicamente avevi in parte ragione tu!.
RIVIVO. (XXVIII)Finalmente rivivo...
rivivo, soffro, gioisco!
Ora e qui, emozione per sempre.
Grazie, mille grazie "spirito totale".
Nel bene e nel male
io sono tutto e tutto è "io",
IO E BASTA!
Mi creo e mi distruggo
in continuazione
continuum, inumazione.
Impennata di idealismo
che cade corrosa dalle fondamenta
dal verme esistenziale dell'essenza,
dell'essere umanamente,
DASS-SEIN heideggerianamente,
contraddittorio, poco ortodosso,
-spirito totale- anche animale.Le foglie cadono nell' aria,
è la mia anima libera nel deserto,
la mia anima libera nuovamente in questo corpo.
SCONFITTO. (XXIX)
Sono preso in un conflitto
che deriva dall'esser io consapevole
del mio agire un po' costante e un po' mutevole,
sicché risulto ormai sconfitto
Pur arrivato in forze fin qui adesso,
nella mia rozza incapacità di dire:
" Questa è la strada che ho scelto di seguire "
così da segnare un po' il mio destino fesso,
la mia vita, il mio scivolare
lungo la lama lucida, levigata,
scivolare fino a quella che è, destinata,
d' ognuno la fine, non più tornare.
Son oggi nel conflitto perso e sconfitto.
Ci fu pure, ad un certo punto, chi riesumò qualcosa che rispondeva al nome di DIO, una preghiera di speranza nella salvezza e nell'antica salute. Però tutto si scontrò col fatto originario e ancora la disperazione, ma anche la libertà nei molteplici colori.
PREGHIERA. (XXX)
Omissis per 19 versi.
A questo punto qualsiasi mia/nostra preghiera
sarebbe risultata, certo sincera,
ma terribilmente ingenua.
"No, non posso o Signore!"
Perso il triplice DIO ci si rifugiò repentinamente, chi per la prima volta e chi nuovamente, nell' insondabile e duplice IO, scontrandosi con verità profonde e debordando al di là dei , presunti solidi, muri della normalità.
Scivolando attraverso uno...
SPECCHIO. (XXXI)
Specchio
io ti vedo
guardando me stesso
dritto negli occhi (imbarazzo).
L'acqua del mio respiro
s'adagia su te
sulla superficie
per altra dimensione sentiero
- ci fu chi maledì specchi e copula -
bacio me stesso
eppure è un altro.
SCIVOLANDO 1. (XXXII)
Scivolando (si deve!)
Vivo, combatto
anelo all'obiettivo
freddo e razionale.
Scivolando su un piano
di chiodi -occasioni-
gelide punte del tempo
vissuto e vivendo.
STRLANG, un colpo,
l'occasione della vita
mi piega, mi fa esplodere
reni e interiora.
Gli occhi vagano fuori
schizzano dalle orbite
( già sentito ma vero ).
Dai! Dai! Più forte, di più!
Vivo la mia vita
scivolando (si deve!)
ma combattendo più
più e sempre più.
Poi, scivolando, amo
(ti amo, mi amo)
leggendo e bevendo
i colori, il tempo
i colori del tempo.
Il futuro alla fine è sempre buio
e ci assale e ci copre con un velo
copre ogni male, infine.
Gelo, caldo, affanno
TROPPO!
sbalordimento e poi... ...nada.
Sono scivolato fino al fondo
(grazie)
su questo falso piano di chiodi
che è la vita -fitte di dolore-
Brilla una piccola fiammella
fra le braci di quello che fu
fuoco.
Piccola nostalgia, forse un rancore,
un dolore:
" non ho fatto questo ".
Questa è l'essenza:
scivolare, vivere
Grazie Dio (ci sei?)
Grazie Io (c'eri!)
E ora scivolando ancora sto morendo.
SCIVOLANDO 2. (XXXIII)
Scivolando
su spade sguainate che rompono alfine
il bilico umano, sottile confine
io vivo morendo
scivolando e sentendo.
Superato lo specchio viscido, liscio scivolo che termina all' urlo munchiano più profondo, si ribellò questo io perché come tutti, giunti al compimento del proprio tempo, voleva un po' di...
SILENZIO. (XXXIV)
Ho paura del niente
che si esplica nel mondo
perché strugge la mia mente
e io giungo fino al fondo
del silenzio.
Silenzio.
Quando è presente il nulla
quando mi pervade il niente
mi sento protetto in una culla
ch'è la morte della mente.
Silenzio, oscurità, no relazioni
io divengo nullità
senza il fiume delle sensazioni.
Posso essere nulla anche essendo
basta che ci sia il non-mondo
non sono più
relazionando col silenzio.
Silenzio.
E' un amore intenso e misterioso
ti prende un fremito alla schiena,
è dialogo col nulla meraviglioso
che solo l'esser materia frena.
E' un fiume di molti nulla,
così l'analisi // si perde
e si fa piccola fanciulla
perduta in labirinti di false perle.
E dopo molto dialogo col silenzio
i timpani ci esplodono,
è un misterioso relazionare
col silenzio rumoroso.Silenzio.
Il nulla non è silenzio
lui è parvenza di non-essenza,
t' invaghisci del non sentire
e ti sembra di per / mor…ire.
Silenzio ritmato che frastorna
droga infida e sgusciante
putrida e suadente
no, con te indietro non si torna.
OLTRE LA LINEA. (XXXV)
E' tempo di dare spazio
al seme del nulla
del niente
che è dentro di noi.
Forse TRANS LINEAM mai!
Chi può dirlo?
Nessuno di noi è perso
nella spirale
del niente e del mai
né prima né poi.
Parlare DE LINEA ma?
E' lei il binario zero
lungo il quale l'uomo
- ero, sono e sarò -
cammina per sempre
lento o impulsivo
in parte oltre di qua
in parte oltre di là
nell' assolutezza
di ciò che è detto relativo.
Sono e vivo
e continuamente
attraverso
senza mai essere
oltre la linea.
Ma il pensiero del silenzio, l'intuizione del nulla non furono né cura né sollievo, perché anch' essi parlarono/parlano. Non rimase che affrontare a viso aperto non più i barbari fisici della storia, bensì la travolgente, mentale e neurale...
ORDA. (XXXVI)
Un'Orda di pensieri mi percuote sconvolgente
mi frusta e mi distrugge la mente.
Un'Orda maledetta, barbara
di cani, bestie e uomini
dalla natura reietta:
idee pesanti e selvagge
organiche, sistematiche ma caoticamente organizzate
- bastarde, malate, rubate-
frustate dalle analogie, sferzate dalle conseguenze
dialettiche interminabili dalle sintesi deprecabili:
- paternità di input NULLA!-
E l'Orda avanza, Orda, Orda
non c'è legge né regolamento
vigon solo Ordalia e Orda.
Un'Orda maledetta che fa il vuoto dietro sé,
estirpa, corrode, deflagrano le prove,
i percorsi sicuri del puzzle mentale
costruito a fatica, nel bene e nel male.
Estirpate le querce, sviluppi sicuri e certezze!
Crollate le torri, baluardi ormai assurdi!
Rovinate le colonne, bellezza e bontà perse!
E viaggiano per le mie strade e sentieri neuronici
solo orde di frasi, parole e pensieri schizofrenici.
La giusta sequenza codificata, monolitica èO - R - D - A
Dopo una tale tempesta, una tale scorribanda saltò un po' tutto, saltarono il tempo e la storia, la filosofia e la religione. Le operazioni di recupero si incepparono, anche l'ultima spiaggia, l' io, mostrò quello che era stato in qualche modo previsto. Anch' egli traballante cedette nelle zone meno resistenti, i presunti solidi muri della normalità si rivelarono, appunto, presunti tali.Presunti muri, ché muri non furono bensì varchi; presunti solidi, ché di cemento armato non furono bensì di malleabile ed elastica materia grigia.
L' essere andati oltre i confini della non-pazzia, a livello soggettivo (per il mio personale io), fu un fatto che assunse dapprima sfumature rosate per poi rivelare una fuoriuscita di...
LIQUIDI ROSSI. (XXXVII)
Liquidi rossi
mascherano il campo visivo
immaginario.
Scorrono caldi
la tonalità varia
ma è sempre rosso.
I miei, in questo periodo
son sogni di rosso
ma di vita o di morte
non so.
Forse ancestrale
risale l'istinto
cannibalesco.
O forse ho bisogno
d'unione con lei
che è, pur piacevole,
fatto di sangue.
E ancora
liquidi rossi
mascherano il campo visivo
e l'animo langue.
Necessario apparve uscire da questa condizione monocroma, ormai in stallo sterile, per tornare indietro ad una fase policroma precedente, parzialmente e impropriamente, a detta di molti, più sana. Questo uscire si concretizzò nel raggiungere la consapevolezza totale che si stava vivendo una radicale...
FASE CRITICA. (XXXVIII)
Libero, forse, vago con la mente
e cerco un lago ove pulir le bende
sporche del mio male interno
male peggiore del vecchio inferno.
Voglio solo un lieve refrigerio liberatorio
per le piaghe purulente nate dal desiderio
che affligge l'animo e corrode lentamente.
Ma non trovo pace perché questo, purtroppo
è desiderio di vita eterna sì, ma terrena.
Ho paura della morte, certezza unica e collettiva.
Non c'è altra sorte che si prospetti oltre.
Sono frustrato, minato fin dall' inizio,
un giudizio, secco, ho per me solo: povero
condannato senza scampo al suo supplizio.
E non c'è via di fuga, lamento,
non c'è altro confine
io son fatto, essendo uomo,
per un inizio e una fine
senza senso se non tormento.
Allora balenò un frammento di materia sotto forma di luce, nella mente di un io che aveva trovato un appiglio nella sua consapevolezza d'essere senza speranza. La via era ritrovare un obiettivo, uno scopo che incanalasse forze, frustrazioni, desideri, alienazioni. Certo c'era una spessa cortina di incrostazioni, "residui" a sentir qualcuno, che impediva la visione" chiara e distinta", per usar le parole d'un altro. I termini del problema erano comunque posti, ci fu l'inizio d'un nuovo lavorio d'ingranaggi mentali, in qualche modo sovra-individuali.
SCOPO, E' MIO?. (XXXIX)
...poi viaggiavo
così, senza alcuna meta
realmente desiderata.
Perché perso ormai
in mezzo a quel vortice
di persone e messaggi,
-massa-.
Quale desiderio -scopo?- è mio originale
realmente congenito, proprio ancestrale
e non derivante dal turbinio -massa-
di impulsi, informazioni,
di ordini, educazioni?
...poi viaggiano, scivolano
sembrano la mia vita, il binario
irto di sciabole e di spine,
un dolore sempre più forte,
qui ora non più però.
Sono perso, infatti
così senza alcuna meta
realmente desiderata,-massa-
La meta termine del "scivolando"
mio certo, mio certo, sognando.
Eppure lo scivolo-vita
dolore e desiderio
non l'ho, avevo, avrò
scelto io, ma gli altri
non soffro più né soffrirò
-massa-
Così... ...poi viaggiavo
intorno, verso, non soffrivo
ed ero solo in apparenza vivo.
Finalmente giungemmo ad un dire IO/IMPERSONALE che risultò l'unione sintetica di tutto il processo compiuto:
-Dio
-Creazione
-Errore
-Umanità
-Storia
-Amore
-Filosofia
-Tempo
-Morte
-Speranza
-Scivolando
-Silenzio
-Pazzia
-Scopo.
Permutare i fattori non cambiò / cambierebbe nulla, la sintesi-frutto di un io impersonale è questa: Allora ci fu, per generazione spontanea, la...
VITA VELENO, ACQUA. (XL)
Terminare avvelenati.
Bevo avidamente, mi sazio,
l'acqua che scorre
e mi annebbia la mente.
- bevo -
Bevo i pensieri, la mirra,
la fede, bevo il seme
e il sangue, bevo l'acqua
che scende nel ventre
si espande si ghiaccia
e congela nel mentre
ch' io bevo.
Che scende in gola,
sfrigola, bolle
e consuma le budella
mie che bevo.
Acqua, origine di vita
mio veleno, ora che
come ferri infuocati
- stimmate -
Feriscono, cercano l'uscita
dal ventre caldo che è
ricordo dell' origine,
madre.
Agonia, dolore fisico
dolore interiore, ah!
E poi, un...
l'uomo.
L'acqua, in realtà questo ero
in realtà questo sarò
in realtà questo sono, ora.
L'acqua veleno che spegne scrosciando
le ceneri vecchie del futuro nascendo.
Arrivammo poi al grado zero, nessuno spazio, nessun pensiero, ricerca convulsa del benessere totale, acritico e lontano, minato però dal labirintico intreccio del bene e del male. Fu una alternativa che l'io si pose in ritardo, confutandola e negandola nella sua stessa formulazione. Per questo non partecipò, e non avrebbe potuto, al processo, già conclusosi, di sintesi tra molteplici fattori.
DIONISIACO?. (XLI)Sì che voglio potere,
ma questo è orgoglio
con la ragione, non è pulsione.
Che sia il piacere la giusta via?
Dare sfogo a ogni volere,
chissà cosa sia!
L'istinto combatto, e perché?
Lo so, una volta l'ho già fatto,
ero bimbo, anzi animale
e non mi ricordo s'era giusto o sbagliato.
Comunque è stato periodo di istinti
e all'inizio in tutto accontentato.
E perché ora non lo posso fare?
Dalla materia la ragion strappare
e dare sfogo ad ogni mio volere.
Non lo posso non per morale,
senso del bene o senso del male,
non lo posso fare perché non ci sarebbe
nulla e nessuno
che totalmente accontentar mi potrebbe
e non mi resterebbe
che l' auto-terminare.
-Tesi cinica storicamente data IV secolo a.C-.
Lessico strano e tecniche ardite sorsero intanto, psicoanalitiche, arricchendo quadri e situazioni, propagando nuove sfumature e nuove incrostazioni. Attività freudiane, attività modernamente arcane.
FLUSSO DI PENSIERO DI UN UOMO ALLE SOGLIE DEL 2000.(XLII)
Che posso dire di me?
1)Non ti interessa.
MA:
Ricerco, come tutti, una funzione
una attività che stressa
per trovare tra tutti una definizione.2)Bisogna guadagnarsi il pane!
3)Alla base c'è la necessità di continuare la
vita.
Trovo i miei limiti, fisici e mentali,ellllllaaaaaaaastici
e ogni colpo per abbatterli
genera una reazione che li fa restare
quali e tali/tali e quali
a prima. -ESSERE-Slitto di piano e passo alla radice
mutando necessità in opzione:
4)Annullo la necessità di vivere.
5)Non bisogna più guadagnarsi il pane.
-Ragionamento speculare a (2),(3)-
Viaggio razionalmente operando scelte
tra opzioni mescolate e frullate
a cui soggiace il criterio generale:HAI UNA META, CE NE SONO DI MENO ALTE!
Conseguenza principale dei passaggi
concatenati (4) e (5):
6)A questo punto il mio ioprivo di bisogni
non ricattabile non ti interessa.7)Sono realmente libero.
Seguo così sentieri neuronici
che mi collocano ai margini
del mercato.
Per codardia non applicabileSTOP.
Ritorno ad (1).
1)Non ti interessa.
1 BIS)Se sei Elena forse di me ti interessa.Ora si inserisce la variabile A.
Lei mi ama, dice, amo la io.da (1 BIS) si genera una nuova serie:
2 BIS)Annullata la necessità di vivere,si ripresenta con prepotenza
a causa del fattore A
la voglia-volontà di vivere.3 BIS)Bisogna guadagnarsi il pane.
Conseguenza inevitabile
dei nuovi punti (2 BIS) e (3 BIS)
è ritrovarsi-riagganciarsi
a questo mondo inconcepibile
e abbandonare la posizione
marginale volontaria.
Non posso integralmente accettare ciòSTOP.
Riprendo come criterio operativo
quello della RINUNCIA.
Rinunciando alla vita
e alla interpretazione
mi ritrovo alla solita
e prima elucubrazione.Ci sono!
Che posso dire di me?Amo.
Ne consegue che debbo:
1)Vivere
2a)Soffrire 2b)GioireBene.
Chiudo questo capitolo di autoanalisi
perché mi sto perdendo
in spirali neuroniche
in cui si stanno mescolando
vorticosamente
ARANCIONE, BIANCO e ARGENTO.
0)Scivolando, amo e vivo,
sentendo.
Tra psicologi, filosofi, amanti, pedanti, storici, politici, lavoratori, avvocati e politicanti -una società di massa- si disperdevano alcuni, quasi folli a seconda del dir di piazza, che producevano oggetti/testi/suoni dalla dubbia utilità e dalla scarsa praticità. Alcuni che si erano dedicati, scusate la parolaccia e il lessico da bifolco, all'arte.
ARTE SE LA SI PUO' DIR ARTE, IL RESTO E' NULLA. (XLIII)
Non ho mai scoperto
nulla di più grande
e niente di più certo
come ciò che la mia mente spande
nella realtà dell' universo.
E' questo il mio punto sicuro,
in esso non c'è nulla per me oscuro,
è ciò ch'è nato dal mio più profondo.
Amore di fantasia e razionalità
di forma e di materia
di tempo e spazialità.
E' l'arte che si incarna nella storia.
La mia arte (per te la tua)
forse bella solo per me,
ma importante è ch'è per me,
se la si può dir arte.
E io son questo e nulla
niente d'altro
tutto il resto, contingente
che cadrà nella culla
della fine,
tutto il resto è nulla.
ENTROPIA SPIRITUALE. (XLIV)
Piango a pensare all'opera d'arte
potenziale dell'uomo.
A un quadro, a una nota
a una diga e a un duomo.
A cose bellissime
nate, nel cuore plasmate,
fatte mai, mai create.
Son scintille che si perdono
degli uomini-fiamma,
degli spiriti braci.
Son cose mai fatte
cose di soffi fallaci.
Son più parti d'un tutto
che muoion con un sol uomo.
Parti dell'arte totale
che danno luogo, purtroppo,
all'Entropia Spirituale.
Piango.
Certamente questi risultavano argomenti e temi un po' solitari, del resto però non ci si poteva aspettare molto da quella società che conosceva ormai appieno gli sviluppi e le conseguenze della civiltà della macchina.
Allora ci fu… I don't care… l'età dell' industria, del tuono tecnologico, delle tante ore al giorno, del piacere, del materiale, del frastuono, del razionale, della comunicazione non tale corredata dal suo bel...
EDITORIALE. (XLV)
Il nostro obiettivo
- iter freddo e razionale -
è più o meno
forare
occhi e cervella
provocare in voi
ribollir di budella
tramite
(poesia omerica rappata)
medium
comunicazione
alienazione/colazione
prevaricazione
maledizione
invenzione
sconquassi letterari
artistico-espressivi
politico-impulsivi
risate-cagate
fuochi freddi di ardore materiale
(dacci il pane o facciamo male)
complessità/perplessità
per scavare, smuovere
sferzare
sventrare
urlare, soffrire
gioie e dolori
misurabili con goniometrica precisione
fonti di matematica alienazione
otto per otto quarantotto (!?)
è un'opinione.
Bulloni, grasso e scintille
lame e rotelle
vapore, calore,
sterco e catrame
fango e sputo...
(frullare bene)
...tutto questo per darti
in 5 minuti controllati dall' alto,
decisi, programmati
- pausa caffè -
un saluto!
GIO'. (XLVI)
Giò era meccanico al reparto
Giò era ingranaggio al lingotto
al bullone, al grasso, alla polvere
e alla luce elettrico-fasulla.
Giò non era americano,
Giò era un Giovanni italiano.
Ma di nessuna importanza, importanza nessuna
la sua provenienza.
Perché come la leva, la punta, la fresa, la ruota dentata
(sfondo di una qualsiasi donna turrita)
il turno, la sirena, il tram e la cena
Giò era in blu, compatto, omogeneo
- OMOLOGATO A NORMA DI LEGGE -
Giò al sindacato non c'era mai stato.
Giò correva in bicicletta
Giò amava una moretta
Giò vedeva, annusava
Giò sentiva, ascoltava
lavorava, ubbidiva
guadagnava, spendeva
comprava, consumava
mangiare, produrre
sprecare, usare
comprare, lavorare
lavorare, comprare
produrre, consumare, produrre, consumare,
consumare, produrre, produrre, consumare,
prodotto, consumato!
consumato, prodotto!
Prodotto… …consumato
consumato,
prodotto
prodotto,
consumato… [ n volte, con n = + infinito]
Chi era Giò?
NON C'E'. (XLVII)
"Soffrire
strappi alla vita
drappi per l'altra…
Soffrire
è inutile, non c'è
non c'è
altro senso o diversa sorte.
Dunque io piangendo
continuo scivolando".
Fermare fotograficamente
alcune fasi
dello slittamento parasemantico-esistenziale
lungo il piano inclinato chiodato, scomposto
per rettangoli cubisti, processo sequenziale,
ci fornì risultati che se applicati,
crollare la curva della D: avrebbero imposto.
La nostra mamma-multinazionale
ci tolse così il latte-finanziamento.
Rientrammo subito in carreggiata, lasciando la scoperta
per non rinunciare alla nostra quotidiana poppata.
La soluzione innegabilmente non era più dell'uno ma del collettivo intero. Il mondo: una rete di scambi, relazioni, conflitti, problemi da comunita planetaria, da, come dissero alcuni , "villaggio globale". C'era/ci fu soluzione?
COLLETTIVA CERTAMENTE. (XLVIII)
Paura, sudori freddi che impregnano gli animi,
affogo nell'acqua della fontana degli Dei supremi.
Mio padre morì anch'egli, sudori freddi,
annegava nell'inesorabile vortice della follia
collettiva certamente!
Giro su me stesso, immobile nell'animo
monolitico nell'aspetto; il cuore degli uomini
s'inabissa e piomba nella fontana -Dei diafani-
Muoio come mio padre, non voglio, spasimo,
sogno certamente!
Sudori freddi, ride l'acqua col suo gorgoglìo
mentre io soffoco celebrando apatico il mio lutto.
La fontana, fobia e foiba collettiva, assimila tutto
e insieme ad esso spirito umano e orgoglio.
Verità certamente!
Mio padre è affogato da individuo -recidivo-
non contro gli Dei ma contro il collettivo
malato, marcio nel profondo, ma purtroppo
sempre collettivo che non accetta alcuno strappo.
Irreale certamente!
Eppure ora anch'io, nella fontana degli Dei,
collettivo degli uomini, soffoco nel marcio
perché tento di rimanere individuo
ma non provo nulla oltre il collettivo... ...il resto no importanza.
Si ripresentarono dei resti di alcune tesi e tendenze